vino nuovo in otri nuovi

domenica, 14 giugno 2009

socialismo

La tendenza spontanea dell'animo umano è dunque quella di massimizzare la propria utilità percepita, ma questa percezione è distorta da molti fattori, che fanno anteporre il benessere materiale immediato al benessere personale tout-court, ove la vita personale è intrinsecamente tesa alla relazione interpersonale e alla concordia.
La tendenza spontanea è dunque quella di preferire l'idolatria alla verità e la materia alla carità, per cui nelle società primitive i rapporti sono necessariamente cosificati (mercificati), ogni individuo persegue la massimizzazione della propria utilità materiale invece che della propria utilità personale e pertanto non si raggiunge la pace, in quanto ciò non può produrre la concordia di tutte le volontà: essendo i beni economici scarsi per definizione, e i beni materiali avendo la proprietà di essere divisibili e quantificabili, gli individui entrano in competizione per ottenerli (mentre i beni spirituali sono tali per cui donandoli e dividendoli si accrescono, non si diminuiscono, né sono deperibili).
Appare dunque evidente che per un mondo abitato dall'homo oeconomicus non c'è possibilità di salvezza.
La prima fase del neo-materialismo, cioè del materialismo umanista anticristiano, è stata la separazione tra i governanti e i governati, per la quale i governanti non sono stati più parte della stessa società dei sudditi, ma individui uniti da interessi di classe, detentori di una rendita di posizione da sfruttare al massimo: è l'età dell'assolutismo del sovrano.
Ad essa segue un'altra età, quella della presa di coscienza della classe borghese, che attraverso il potere economico si affianca ai governi, o talvolta ne rovescia il potere in modo violento opponendo alla forza "conservatrice" della legge la forza "progressista" della rivoluzione. La classe al potere è "conservatrice", la classe nascente è "progressista". Le lotte di classe sono conflitti di interessi.
La massoneria internazionale oppone all'assolutismo della classe nobiliare, con parole di Rousseau, "il dogmatismo della ragione, il dispotismo delle libertà".
E' evidente che una volta al potere, la classe borghese da rivoluzionaria diventi reazionaria, approfittando a sua volta della propria rendita di posizione. Il fenomeno hegeliano della dialettica servo-padrone, è in effetti un'osservazione di economia.
Che la classe borghese abbia protetto i propri interessi anche a danno degli altri individui è evidente fin dall'ascesa al potere, con il genocidio della Vandea, e quindi con lo sfruttamento delle classi subalterne, e il ricorso al militarismo come apripista del capitale.
Il socialismo, lungi dall'essere l'opposizione alla concezione individualistica massone, ne è in realtà il suo compimento. Così come la borghesia aveva promosso l'equa ripartizione del potere in opposizione al governo della classe nobiliare, così il socialismo - servendosi della classe operaia - vorrebbe promuovere l'equa ripartizione delle risorse economiche in opposizione al potere del capitale.
Pur osservando che il materialismo ha condotto a una situazione di dominio dell'uomo sull'uomo, lungi dall'opporsi alla concezione di homo oeconomicus, ne costituisce una prosecuzione.
E' un'osservazione empirica che chi ha una rendita di posizione per massimizzare la propria utilità materiale tende a conservarla, ed è portato spontaneamente a non curarsi dei risvolti a lungo termine di questa sua azione né del fatto che questa scelta lo allontana dal conseguimento del bene sommo.
E' evidente che non si realizza spontaneamente quell'equilibrio rappresentato dalla ''mano invisibile'' descritto nella vulgata del liberismo ottocentesco (ingiustamente attribuita a Smith).
In altre parole, è evidenza empirica che il mondo non tende spontaneamente all'ottimo, tanto che il socialismo si propone di mutarlo. "I filosofi hanno pensato a descrivere il mondo, si tratta ora di mutarlo", dice Marx.
Si evince altresì dall'esperienza che il massimo benessere individuale non si raggiunge quando ciascun individuo persegue separatamente il proprio interesse, ma quando gli interessi individuali sono aggregati all'interno di un interesse di classe.
Il socialismo prende atto che i rapporti di forza possono essere mutati soltanto ricorrendo all'aggregazione di interessi attraverso strumenti quali i partiti e le ideologie, secondo il motto "l'unione fa la forza", ma anch'esso asseconda populisticamente gli istinti spontanei degli uomini a massimizzare la propria utilità percepita (cioè ad anteporre il benessere materiale e immediato al benessere personale, integrale).
Ma qui appare evidente la contraddizione del socialismo nel restare fermo a una concezione in cui l'unico motore della storia è dato dall'interesse materiale e l'unico mezzo di risoluzione dei problemi è il mutamento dei rapporti di forza.
Infatti, il socialismo vorrebbe creare, cavalcando le lotte della classe operaia, un sistema stabile nel quale gli interessi dei singoli siano massimizzati all'interno di una realtà costituita da una sola classe.
Sarebbe errato parlare di società, in quanto le classi sono soltanto aggregati di individui, uniti da comunità di interessi e non di fini (ognuno attraverso la classe cerca di massimizzare il proprio interesse individuale, non c'è un vero interesse comune).
Ma al di là della dicotomia individuo / collettività (mercatismo / socialismo) è illusorio fondare la società perfetta sull'egoismo, in quanto la pace tra gli uomini è data dalla concordia dei fini e dall'amore reciproco.
Sarà questa concordia a produrre poi anche le soluzioni pratiche per conseguire il massimo benessere materiale.
Per questa ragione è evidente che il progresso non può venire da una tecnica, in quanto la storia umana non è deterministica ma dipende dalle scelte libere e morali di tutte le persone.
Pertanto, considerare la politica come un'operazione di ingegneria sociale, trattare le masse come oggetti da guidare verso l'obiettivo della società comunista attraverso la rieducazione e la rivoluzione armata, non porta da nessuna parte.
Ciò che era chiaro nella società cristiana, è stato negato dall'umanesimo, che ha posto la tecnica al centro dell'economia della salvezza. La società progredisce realmente quanto più le singole persone cercano la verità, la conoscono, vi credono e si adeguano volontariamente ad essa, cioè in altre parole, quanto più le persone si sforzano di essere virtuose e di non assecondare la tendenza spontanea a lasciarsi guidare dall'apparenza di un benessere immediato ma effimero.
Ciò che deve fare una nazione pervertita per ritornare a Dio, per vivere di nuovo della sua parola e della sua grazia, ce lo insegna S. Pietro d'Alcantara. "Un gentiluomo lamentavasi col santo dello stato di cose in Ispagna e lo consultava sul da farsi per opporsi al disordine della società. S. Pietro, dopo un giorno di riflessione, rispose semplicemente: "Mettete ordine nella vostra casa, nei vostri affari, trattate come s'addice ad un cristiano coloro che dipendono da voi, ed avrete fatto il vostro dovere. Se tutti i cristiani facessero così ne risulterebbe un bene immenso per la società".

scritto da: bart1 alle ore 18:54 | link | commenti
categorie: politica, tempi di crisi
mercoledì, 03 giugno 2009

Cantico delle Creature

Altissimo, onnipotente, bon Signore
Tue so' le laude, la gloria et l'honore
et onne benedictione.
A te solo, Altissimo, se konfanno
Et nullo homo ene digno te mentovare.
Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature,
specialmente messer lo frate sole
lo quale è iorno et allumini noi per lui,
et ellu è bellu e radiante, cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale alle tue creature dai sostentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sora acqua,
la quale è molto utile et humile
et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate focu
per lo quale enallumini la nocte
ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano
per lo tuo amore,
et sostengo' infirmitate et tribolatione.
Beati quelli ke le sosterranno in pace
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra morte corporale
da la quale nullo homo vivente po' skappare.
Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;
beati quelli ke trovarà
ne le sue sanctissime volutati,
ka la morte secunda nol farrà male.
Laudate et benedicete mi' Signore,
et rengratiate et serviteli
cum grande humilitate.

“Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo”


scritto da: bart1 alle ore 01:44 | link | commenti
categorie: segni nella storia
martedì, 02 giugno 2009

Faites vos Jeux!

Riconoscendo che il fine della filosofia morale (scienza del retto vivere) è l'intelligenza della felicità, segue che vi è identità tra razionale e morale.
Certo, il dominio dell'intelligenza sulla tendenza spontanea dell'animo non può non comportare decisioni e azioni che, rispetto a tale tendenza, sono percepite come sofferenze, rinunce, perdite.
Razionalmente, tuttavia, esse appaiono "felici perdite", in quanto cessioni sacrificali di beni di utilità finita mirate a conseguire il bene di utilità infinita (bene di durata eterna e pienamente corrispondente al desiderio).
L'investimento, lo sforzo messo in campo per conseguire l'obiettivo, realizza, dunque, virtualmente, uno scarto infinito di utilità in un tempo finito (coincidente, nel caso peggiore, col numero di giorni che ci restano da vivere). Il suo tasso di rendimento è, quindi, virtualmente infinito.
Il tasso di rendimento realmente percepito dai decisori, e rilevato dagli osservatori, è invece variabile per ciascuno in funzione del prezzo individuale dell'ansia, nel quale sono contenute almeno due componenti:
1) la confidenza che si nutre nelle previsioni sulle quali si fonda la fattibilità dell'investimento;
2) la disponibilità a fare a meno, per una durata pari al tempo di ritorno dell'investimento, dei beni finiti che sono immobilizzati nell'investimento stesso.
In economia, si parlerebbe al riguardo di 1) analisi di fattibilità economica 2) analisi dei flussi di cassa. Nel caso che ci occupa, di 1) fede, 2) fortezza. Naturalmente, il prezzo dell'ansia è un fattore complesso, per cui questa esposizione è soltanto esemplificativa.
Ad ogni modo, è di evidenza empirica che, per effetto di una serie di fattori variabili da persona a persona, il valore attuale di un bene futuro è generalmente minore di quello di un identico bene immediatamente disponibile all'attualità.
 
Definiamo:
- "utilità" la capacità di un bene di soddisfare un'esigenza umana;
- "valore" la misura dell'utilità di un bene;
- "valore razionale di un bene" il valore che un operatore razionale attribuirebbe al bene, comparativamente rispetto a tutti gli altri beni, qualora disponesse della perfetta conoscenza di tutti i beni del suo insieme di scelta ed in relazione ai propri bisogni percepiti;
- "valore vero (reale) di un bene" il valore razionale in relazione ai bisogni autentici del decisore (esclusi i bisogni indotti e le distorsioni di percezione).
Il decisore razionale cerca di valutare tutti i beni disponibili nel suo insieme di scelta il più conformemente possibile al loro valore "vero", e ne sceglie la combinazione che massimizza la propria utilità percepita.
In condizioni di incertezza, il decisore tipicamente opera un'indagine di mercato, basando il proprio giudizio, interamente o in parte, sui giudizi di valore implicati nelle azioni del sottoinsieme osservato della popolazione.
Il risultato di tale operazione statistica è una stima empirica del valore vero, e cioè un "valore" così come il termine è definito nella teoria estimativa, come ad esempio il valore di mercato o il valore di costo.
 
Dunque, in sintesi, l'opzione preferenziale per un bene rispetto a tutti gli altri è condizionata dal confronto del prodotto a x b, dove:
(a) una variabile compresa tra 0 ed 1 indicativa del livello di confidenza del decisore nella conseguibilità del bene, sintesi di un giudizio che è in parte frutto di una speculazione razionale individuale ed in parte dell'affidamento alle decisioni altrui, secondo una proporzione data dal grado di affidabilità della propria conoscenza comparativamente a quella altrui;
(b) il valore attuale percepito del bene comparativamente rispetto a un bene campione, dato dal rapporto c / d, con:
(c) il valore atteso al termine dell'investimento;
(d) un fattore di attualizzazione al momento della decisione, crescente con il prezzo del mancato godimento dei beni investiti per il tempo di ritorno.
 
v = a x c / d
 
Ma in base a che cosa ciascun decisore assegna un valore a questi fattori?
 
Cominciamo col fattore (a): esso esprime la probabilità con la quale il decisore considera il bene all'interno del proprio insieme di scelta.
Questo fattore è dato da: a = e x f, dove:
(e) è una variabile booleana, che indica esclusivamente se il decisore "vede" il bene, se cioè lo concepisce con il proprio intelletto, essendo:
e = 0..................il decisore non concepisce il bene
e = 1..................il decisore concepisce il bene
mentre f è la probabilità con la quale il decisore ritiene conseguibile il bene, essendo:
f = 0..................il bene appare non conseguibile
f > 0..................il bene appare conseguibile
 
Consideriamo quindi il fattore (d): esso è una misura della "perdita" connessa all'investimento, data da:
d = (1 + r)^g
con:
(r) il tasso di rendimento atteso da un uso convenzionale dei beni investiti;
(g) il tempo di ritorno atteso dell'investimento.
 
Ora, poiché l'uomo non appare appagato da alcun bene finito (ad es. non si rassegna a dover morire), appare senz'altro concepibile, con un'operazione di limite, un bene B : c = + inf, rispetto al quale:
e = 0.....................incoscienza (bestia/"oltreuomo")
f = 0......................immanenza/disperazione (stolto/nichilista)
f < 1......................trascendenza/speranza (religioso)
f = 1......................visione/godimento (beato)
 
Essendo r comunque finito per ogni bene diverso dal bene B, ed essendo g limitato superiormente dalla speranza di vita del decisore, segue che d è un numero finito, e, quindi, l'opzione preferenziale per un bene diverso dal bene B equivarrebbe alla condizione a = 0, condizione che accomuna bestie (e = 0) e dannati (f = 0).
 
Ma allora, ponendoci nel caso a =/ 0, come mai si rilevano comunque decisioni contrarie a Dio?
I casi possibili sono tre:
a -> 0.......................miscredenza
d -> + inf...................idolatria
c < + inf....................disprezzo
 
E' evidente che, in questi tre casi, vi è una contraddizione tra il vincolo razionalmente riconoscibile per il parametro e il suo valore rilevato, cioè quello effettivamente attribuito dal decisore (implicato dalle sue scelte). Lo scarto tra opzione razionale e opzione empiricamente rilevata è indicativo di una divisione del decisore, una sorta di "miopia" dell'intelletto.
  
La grazia consiste nel "farsi vicino" di Chi, per definizione, appare lontano, "al limite", e si manifesta attraverso l'Amore. All'uomo che si scopre amato, il Bene di utilità infinita appare infinitamente presente (a -> 1), e, alla luce di questa presenza, ogni cosa appare nella sua verità (c / d -> + inf).
 
L'Amore rende liberi di volere razionalmente, cioè di amare l'Amore.
 
La Chiesa è la realtà chiamata a svolgere la distribuzione di questo "collirio" per la miopia dell'intelletto, l'agenzia che aiuta ciascun decisore a "vedere lontano", o, in altre parole, ad "essere avvicinato" da Dio.
La presenza ecclesiale dovrebbe - vera imago Dei - consentire a ogni decisore di 'calibrarsi' al meglio, massimizzando la propria corrispondenza alla realtà e, quindi, anche la propria utilità.

scritto da: bart1 alle ore 20:25 | link | commenti
categorie: tempi di crisi
sabato, 10 gennaio 2009

DOMINA OMNIUM POPULORUM


SIGNORE GESÙ CRISTO, FIGLIO DEL PADRE, manda ora il tuo SPIRITO sulla terra. Fa abitare lo SPIRITO SANTO nei cuori di tutti i popoli, affinché siano preservati dalla corruzione, dalle calamità e dalla guerra. Che la Signora di tutti i Popoli, che una volta era Maria, sia la nostra Avvocata. Amen.

immagine tratta dal sito: www.de-vrouwe.net


scritto da: bart1 alle ore 04:43 | link | commenti
categorie: segni nella storia
giovedì, 25 dicembre 2008

Buon Natale

Quanno nascette Ninno a Bettelemme
era notte e pareva miezojuorno
maie le stelle lustre e belle
se vedettero accussì
e 'a cchiù lucente
jette a chiammà li Magge all'Uriente.
Nun v'erano nemmice pè la terra
la pecora pasceva c' 'o lione
c' 'o crapette se vedette
'o liupardo pazzeà
l'urzo e 'o vitiello
e co lo lupo 'n pace 'o pecoriello.

 

 

vai alla versione lunga


scritto da: bart1 alle ore 01:29 | link | commenti
categorie: articoli e documenti
lunedì, 01 dicembre 2008

il mondo di quark

Galileo Galilei trasporta nell'età moderna il principio aristotelico della razionalità del reale, affermando che l'universo "è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, ed altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola", e su questo principio è basato il metodo sperimentale da lui inventato, che si compone delle fasi di 1-osservazione del fenomeno e misurazione delle sue grandezze rilevanti attraverso esperimenti, 2-induzione della legge matematica a partire dai dati empirici raccolti, 3-deduzione di logiche conseguenze della legge enunciata, 4-verifica dell'insieme della legge e delle sue conseguenze attraverso altri e più mirati esperimenti.
Questo metodo consente agli scienziati di evitare questioni metafisiche sulle essenze degli oggetti descritti, per concentrarsi sulla sola descrizione dei fenomeni, cioè delle loro relazioni, come si evince da questo discorso: "e se io domandando quale sia la sostanza delle nugole, mi sarà detto che è un vapore umido, io di nuovo desidererò sapere che cosa sia il vapore; mi sarà per avventura insegnato, esser acqua, per virtù del caldo attenuata, ed in quello resoluta; a io, egualmente dubbioso di ciò che sia l'acqua, ricercandolo, intenderò finalmente, esser quel corpo fluido che scorre per i fiumi e che noi continuamente maneggiamo e trattiamo: ma tal notizia dell'acqua è solamente più vicina e dependente da più sensi, ma non più intrinseca di quella che io avevo per avanti delle nugole".
Ma la riflessione filosofica e teologica sulla natura non poté fare a meno di confrontarsi con le conoscenze empiriche che la nuova metodologia andava portando alla luce, seppure non senza produrre inizialmente confusioni e sovrapposizioni di piani, come voler fare entrare nella metodologia scientifica assunti provenienti da altra fonte, per esempio biblica, o al contrario attribuire valore di verità filosofiche a teorie scientifiche ancora di là dall'essere provate: " Come la maggior parte dei suoi avversari, Galileo non fa distinzione tra quello che è l’approccio scientifico ai fenomeni naturali e la riflessione sulla natura, di ordine filosofico, che esso generalmente richiama. È per questo che egli rifiutò il suggerimento che gli era stato dato di presentare come un’ipotesi il sistema di Copernico, fin tanto che esso non fosse confermato da prove irrefutabili. Era quella, peraltro, un’esigenza del metodo sperimentale di cui egli fu il geniale iniziatore ".

scritto da: bart1 alle ore 01:23 | link | commenti (4)
categorie: preambula fidei
domenica, 30 novembre 2008

Se tu squarciassi i cieli e scendessi!
Davanti a te sussulterebbero i monti.
Davanti a te tremavano i popoli, quando tu compivi cose terribili che non attendevamo, di cui non si udì parlare da tempi lontani.
Orecchio non ha sentito, occhio non ha visto che un Dio, fuori di te, abbia fatto tanto per chi confida in lui.
 
Ma, Signore, tu sei nostro padre; noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma, tutti noi siamo opera delle tue mani.

scritto da: bart1 alle ore 13:51 | link | commenti (2)
categorie: la buona novella
domenica, 19 ottobre 2008

INDICE DEL BLOG

 
 
 
Nota: la data dei post è indicativa della prima versione, ma alcuni post sono andati soggetti a correzioni, ampliamenti, tagli, etc. a mio gusto.
 
EDIT - tempi di crisi: Concupiscenza - Socialismo

scritto da: bart1 alle ore 23:18 | link | commenti
categorie:
mercoledì, 08 ottobre 2008

confronto

TESTO 1 : DALLE FRAGILI COSE
Il fatto che la verità esiste realmente si vede da un'esperienza, che può fare chiunque. Chiunque si domanda qualcosa, si scopre in dubbio su qualcosa e si interroga su qualcosa, si pone in ricerca della verità.
Il desiderio di conoscere la verità non è qualcosa che segue dalla ricerca della verità, ma al contrario è qualcosa che precede la ricerca della verità: poiché desidero conoscere la verità, mi interrogo sulla verità.
Quindi se mi sono interrogato sulla verità il motivo è perché sono in dubbio e desideroso della verità.
Pertanto cercando la verità mi scopro in dubbio e desideroso della verità, cioè scopro qualche cosa su me stesso, sulla mia natura e sul mio destino, qualcosa che è assolutamente vero, e che è assolutamente importante per la mia vita.
Il fatto che sono in dubbio sulla verità mi appare come una prima rivelazione su me stesso, attraverso la quale scopro di essere chiamato a conoscere la verità e di esserne capace. Ancor prima di essermi posto in ricerca di essa, mi è apparsa questa verità su di me.
TESTO 2: DELLE FRAGILI COSE
La prima cosa da chiedersi è se esiste la verità, se esiste, cioè, un'affermazione assolutamente vera, del tutto incontestabile, in questo universo.
La cosa può sembrare strana ma è semplice dare una risposta e la risposta è sì.
Ci si arriva con un banale giochino logico.
Scrivo una proposizione che dice "Esiste almeno una proposizione vera", e la chiamo A.
Come faccio a sapere se A è vera o falsa?
Semplice, scrivo la proposizione B che dice: "A è falsa".
Ma B si contraddice, perché se B fosse vera, allora esisterebbe almeno una proposizione vera, B stessa! Quindi A dice la verità.
La nostra logica ci dimostra che almeno una cosa vera, in questo universo, deve esserci. Non è vero che tutto è relativo.
 
I due ragionamenti apparentemente affermano la stessa cosa, ma solo nel primo caso la verità è ciò che l'uomo cerca, cioè la conformità al reale delle proprie idee, mentre nel secondo caso il significato della parola è sovvertito, e la verità diventa solamente qualcosa che segue dai principi logici del pensiero, che non ha necessariamente a che fare col reale.
Il primo metodo di ricerca, che coniuga razionalità e fedeltà al reale, è detto realista; il secondo, che separa la razionalità dal reale, è detto razionalista.
Nel secondo caso non si parla realmente di verità, ma di conoscenza oggettiva, in quanto è assente (o comunque implicito) il legame tra razionale e reale, tra il "giochino logico" e l'"universo".
In questo caso la ricerca non ha più a che fare con una domanda di senso (metafisica), ma con la necessità di dimostrare (scienza).
Eppure, paradossalmente, con il metodo razionalista non si può dimostrare alcuna verità, che si può conoscere soltanto confrontandosi col reale, e anzi appare nel momento stesso in cui ci si pone in sua ricerca.

scritto da: bart1 alle ore 21:06 | link | commenti
categorie: preambula fidei
lunedì, 06 ottobre 2008

C'ho le prove

Presso i Greci, così come presso il popolo di Israele, il pensiero umano si è trovato a un certo punto a dover prendere le distanze dalla cultura popolare rappresentata dalle tradizionali mitologie religiose politeiste, che si sostenevano sulla base di argomenti di autorità.
Sembrerebbe, anzi, che la filosofia sia nata nel momento in cui è stata abbandonata l'idea che la verità dovesse essere recepita, sic et simpliciter, da venerandi padri della patria.
Alcuni parlano, in questo senso, di un " razionalismo" greco, che attraverso la decostruzione dei miti greci conduce ad un monoteismo panteista, e di un "razionalismo" giudaico, che, con la dissacrazione degli idoli, conduce a un monoteismo personalista.
Sono esiti paradossali, se si pensa a quelli agnostici o atei del razionalismo moderno.
Tuttavia, nel pensiero greco classico, come pure nei libri sapienziali giudaici, e successivamente nella tradizione cristiana, le vie attraverso le quali si conosce che Dio esiste partono dall'osservazione del reale attraverso lo strumento della ragione umana.
La logica è assunta come uno strumento per la riflessione sull'essere, la filosofia è "ancella" della teologia.
 
Accanto a questo procedimento dimostrativo a partire dagli effetti presenti nella realtà, è celebre anche il tentativo, da parte di Anselmo d'Aosta, abate del monastero di Bec in Normandia, di fondare la dimostrazione dell'esistenza di Dio sulla pura ragione, mediante la nota affermazione che, concependo Dio quale “ Essere di cui non si può pensare il maggiore”, è assurdo ipotizzare che Dio manchi della perfezione dell'esistenza.
Celebre è anche l'obiezione del monaco Gaunilone, che osservò che è altrettanto possibile pensare un’isola perfetta, o qualsiasi altro ente perfetto, senza che ciò ne implichi l'esistenza.
La parola conclusiva su questo punto, nella scolastica medievale, è dovuta a Tommaso d'Aquino, il quale prende le distanze dal razionalismo, che vorrebbe fondare la verità sulla pura ragione, in quanto intende, con Aristotele, la verità come conformità del pensiero alla realtà (realismo), e la ragione come semplice strumento per la riflessione sulla realtà.
Tommaso quindi afferma, come osservava Anselmo, che "la proposizione *Dio esiste* è di per sé evidente, perché il predicato si identifica col soggetto", cioè la proposizione "Dio non esiste" è autocontraddittoria, essendo Dio l'Essere necessario; ma specifica anche che "siccome noi ignoriamo l'essenza di Dio [cioè non abbiamo a priori il concetto di Dio come Essere necessario], per noi non è evidente, ma necessita di essere dimostrata mediante gli effetti", cioè per conoscere che l'Essere esiste non si può prescindere dalla preliminare osservazione della realtà, attraverso le sopra dette prove a posteriori.

scritto da: bart1 alle ore 15:08 | link | commenti
categorie: preambula fidei