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domenica, 23 marzo 2008

che fare

qui ho scoperto che:

- sono un fedele (can. 204);
- sono nella piena comunione della Chiesa cattolica se (?) sono congiunto con Cristo mediante i vincoli della professione di fede, dei sacramenti e del governo ecclesiastico (can. 205);
- sono un laico (can. 207);
- sono tenuto all'obbligo di conservare sempre, anche nel mio modo d'agire, la comunione con la Chiesa, sia quella universale che quella particolare cui appartengo (can. 209);
...e tante altre cose, tra cui che questo blog non è cattolico (can. 216).
postato da: bart1 alle ore 14:58 | link | commenti
categorie: cose di fede
venerdì, 21 marzo 2008

Santa Brigida di Svezia (1303-1373)

“O mio caro Signore, chi ti ha ridotto così?”

“Tutti coloro che mi dimenticano e disprezzano il mio amore!”.

qui

postato da: bart1 alle ore 11:10 | link | commenti
categorie: segni nella storia
domenica, 27 gennaio 2008

S. Angela Merici (1474-1540)

Angela Merici fondò nel 1535 la Compagnia di Sant'Orsola, congregazione le cui suore sono ovunque note come Orsoline. Le sua idea di aprire scuole per le ragazze era rivoluzionaria per un'epoca in cui l'educazione era privilegio quasi solo maschile. Nata nel 1474 a Desenzano del Garda (Brescia) in una povera famiglia contadina, entrò giovanissima tra le Terziarie francescane. Rimasta orfana di entrambi i genitori a 15 anni, partì per la Terra Santa. Qui avvenne un fatto insolito. Giunta per vedere i luoghi di Gesù, rimase colpita da cecità temporanea. Dentro di sé, però, vide una luce e una scala che saliva in cielo, dove la attendevano schiere di fanciulle. Capì allora la sua missione. Tornata in patria, diede vita alla nuova congregazione, le cui prime aderenti vestivano come le altre ragazze di campagna. La regola venne stampata dopo la morte, avvenuta a Brescia il 27 gennaio del 1540. E' santa dal 1807. (Avvenire) 

postato da: bart1 alle ore 19:41 | link | commenti (3)
categorie: segni nella storia
mercoledì, 09 gennaio 2008

sulla provvidenza

Resta la domanda: perché il male e il bene accomunano giusti e ingiusti? Perché Dio non premia i buoni e punisce i cattivi? La giustizia divina ci sarà nel giorno del giudizio, ma nel tempo Dio permette che beni e mali siano comuni a giusti e ingiusti, perché non è nel tempo il senso della vita umana. Questa constatazione fa in modo che i beni non siano cercati con eccessiva passione ... e non si evitino disonestamente i mali. Per questo è possibile per i cristiani dare la propria vita.

Così il flagello di Dio istruisce i buoni alla pazienza, ed è dunque sprone per il bene. Infatti anche chi si comporta onestamente può essere responsabile per i mali della società per aver peccato di omissione, perché il progetto di Dio è quello di salvarci insieme, non singolarmente, ma come popolo. Dunque è anche vero che buoni e cattivi sono puniti insieme non perché conducono insieme una vita cattiva ma perché amano insieme la vita nel tempo, non in maniera eguale, comunque insieme. I buoni dovrebbero averla in minor conto affinché i malvagi efficacemente ammoniti conseguano la vita eterna. E se non volessero esser compagni nel conseguirla, dovrebbero esser sopportati e amati come nemici, giacché finché vivono, non si sa mai se non muteranno in meglio il proprio volere. [...] non è del tutto immune da colpa chi, sebbene non sia posto a capo, conosce e trascura di biasimare e correggere molti fatti in coloro, ai quali è unito da particolare condizione di vita, se vuole evitare fastidi in vista di quei beni che in questa vita usa onestamente ma da cui ritrae piacere più del dovuto. Inoltre per i buoni si ha un'altra ragione della loro soggezione ai mali temporali. È il caso di Giobbe. La coscienza dell'individuo nella prova si rende consapevole del disinteressato sentimento di pietà con cui ama Dio.

Viceversa, la pazienza di Dio invita i cattivi al ravvedimento, ed è dunque misericordia, perché alcuni di loro riflettendo con ravvedimento su questi fatti si convertono dalla loro miscredenza; altri invece, come dice l’Apostolo, disprezzando "la ricchezza della bontà e longanimità di Dio a causa della durezza del loro cuore e di un cuore incapace di ravvedimento, mettono a profitto lo sdegno nel giorno dello sdegno e della manifestazione del giusto giudizio di Dio che renderà a ciascuno secondo le sue azioni".

In conclusione, afferma Sant'Agostino: Se una pena palese colpisse ogni peccato nel tempo, si potrebbe pensare che nulla è riservato all’ultimo giudizio... Allo stesso modo se concedesse prosperità a tutti quelli che la chiedono, supporremmo che si deve servirlo soltanto in vista di tali ricompense. Il servizio a lui non ci renderebbe devoti ma interessati e avari. Saremmo confermati nell'illusione di cercare la felicità nei beni di questo mondo, mentre la realtà ci mostra che ci attende un di più.

D'altra parte, però, ciò che ci attende non è del tutto slegato a ciò che è nel tempo, ma ne abbiamo fin da ora un anticipo, che è la divina provvidenza. Se questo mancasse, verrebbe meno la nostra speranza nella salvezza: se al contrario un palese intervento di Dio non punisse nel tempo alcun peccato, si potrebbe pensare che non esiste la divina provvidenza. ... Se Dio non concedesse prosperità con evidente munificenza ad alcuni che la chiedono, diremmo che queste cose non sono di sua competenza.

Così lo scopo della teologia della storia è riconoscere i segni della provvidenza, un anticipo della giustizia divina che sarà evidente alla fine dei tempi, dare speranza mostrando la Città di Dio che invisibilmente si costruisce nel tempo.

Comunque, fin da ora in mistero resta la differenza di chi soffre anche nella eguaglianza della sofferenza. Come in un medesimo fuoco l’oro brilla, la paglia fuma, come sotto la medesima trebbia le stoppie sono triturate e il grano è mondato e la morchia non si confonde con l’olio per il fatto che è spremuto dal medesimo peso del frantoio, così una unica e medesima forza veemente prova, purifica, filtra i buoni, colpisce, abbatte e demolisce i cattivi. Quindi in una medesima sventura i cattivi maledicono e bestemmiano Dio, i buoni lo lodano e lo pregano. La differenza sta non nella sofferenza ma in chi soffre. Infatti anche se si scuotono con un medesimo movimento, il fetidume puzza disgustosamente, l’unguento profuma gradevolmente.

La sofferenza dei buoni è causa di miglioramento spirituale per essi, e i beni spirituali, che sono quelli eterni, non possono comunque essere loro sottratti.

Considerati attentamente secondo ragione questi fatti, rifletti se ai credenti e devoti sia avvenuto qualche male che non si sia mutato per loro in bene. A meno di pensare eventualmente che è vuoto di significato il detto dell’Apostolo: "Sappiamo che a coloro che amano Dio tutte le cose si volgono in bene". Hanno perduto tutto ciò che avevano. Ma anche la fede? anche la pietà? anche il bene della coscienza ricca davanti a Dio? Queste sono le ricchezze dei cristiani.

postato da: bart1 alle ore 01:49 | link | commenti
categorie: cose di fede

paganesimo

Nei primi cinque libri de la Città di Dio Sant'Agostino cerca di confutare l'opinione di coloro che ritengono il culto politeistico utile per la prosperità nella vita terrena. Egli polemizza contro l'idolatria, e dimostra con esempi storici, citando dalle fonti dei pagani, come uomini e popoli timorati degli dei pagani abbiano subìto ugualmente calamità e sventure.

Troia non fu distrutta perché perdé Minerva. Ancor prima che cosa aveva perduto Minerva stessa per andare perduta? Forse i custodi? Ma proprio questo è vero perché con la loro uccisione fu possibile trafugarla. Dunque non gli uomini erano difesi dalla statua ma la statua dagli uomini. Perché allora era venerata per custodire la patria e i cittadini se non riuscì a custodire i propri custodi?. Eppure i Romani si rallegravano di avere affidata la propria città alla protezione di questi dèi. O errore degno di tanta commiserazione! E si adirano con noi quando parliamo così dei loro dèi e non si arrabbiano con i propri scrittori. [...] Non è saggio dunque credere che Roma non sarebbe giunta a tanta sconfitta se prima non fossero andati perduti ma piuttosto che da tempo sarebbero andati perduti se Roma non li avesse conservati finché le è riuscito. Ciascuno può notare, purché rifletta, con quanta leggerezza si sia presupposto che essa sotto la protezione di difensori vinti non poteva essere vinta e che è andata perduta perché ha perduto gli dèi custodi.

In questo modo può rispondere negativamente a quanti dicevano che l'invasione dei Goti a Roma, che manifestava la decadenza dell'Impero Romano d'Occidente, fosse stata causata dall'abbandono del culto pagano. Con questo evento finisce l'unità politica e militare dell'Occidente, ma contemporaneamente Agostino fu capace di cogliere, anche nella barbarie della guerra, i primi segni di quell'unità spirituale tra i popoli che è la Città di Dio che il cristianesimo stava costruendo.

E tutto ciò che nella recente sconfitta di Roma è stato commesso di rovina, uccisione, saccheggio, incendio e desolazione è avvenuto secondo l’usanza della guerra. Ma si è verificato anche un fatto secondo una nuova usanza. Per un inconsueto aspetto degli eventi la rozzezza dei barbari è apparsa tanto mite che delle spaziose basiliche sono state scelte e designate per essere riempite di cittadini da risparmiare. In esse nessuno doveva essere ucciso, da esse nessuno sottratto, in esse molti erano condotti da nemici pietosi perché conservassero la libertà, da esse nessuno neanche dai crudeli nemici doveva esser condotto fuori per esser fatto prigioniero. E chiunque non vede che il fatto è dovuto al nome di Cristo e alla civiltà cristiana è cieco, chiunque lo vede e non lo riconosce è ingrato e chiunque si oppone a chi lo riconosce è malato di mente.

postato da: bart1 alle ore 00:07 | link | commenti
categorie: segni nella storia
sabato, 29 dicembre 2007

E' Natale

In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nàzaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.

 

Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo. C’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, ma l’angelo disse loro: “Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia”.

postato da: bart1 alle ore 01:56 | link | commenti
categorie: vangelo
sabato, 01 dicembre 2007

un anticipo della salvezza

L'annuncio cristiano ci è noto attraverso la parola di testimoni, così che può essere creduto inizialmente attraverso un affidamento umano, ed attraverso prove storiche: materiali, come la Sindone, o testuali, come i Vangeli. Tuttavia, una volta che il credente è inserito nella realtà della Chiesa, l'affidamento iniziale per credenza è destinato a tradursi, secondo le promesse contenute in questo annuncio, nell'evidenza di una conoscenza personale.
« Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo? ... Non è più a motivo della tua testimonianza, donna, che crediamo, ma noi stessi abbiamo visto e creduto... » (Gv, 4)
 
La fede cristiana, fondata sulla Parola di Dio, promette a chi la abbraccia la salvezza, in un modo che sarà pienamente manifesto alla fine dei tempi, ma ne assicura un anticipo già nella vita terrena.
« La fede è la sostanza delle cose che si sperano; la prova delle cose che non si vedono. Tommaso d'Aquino spiega questo così: la fede è una costante disposizione dell'animo, grazie a cui la vita eterna prende inizio in noi e la ragione è portata a consentire a ciò che essa non vede. Per la fede, in modo iniziale, potremmo dire "in germe" sono già presenti in noi le cose che si sperano: il tutto, la vita vera ». (Benedetto XVI, Spe salvi, 7)
Così, l'annuncio cristiano non è solo una dottrina e non è solo la testimonianza di alcuni fatti che manifestano a noi la salvezza che ci attende, ma è esso stesso un anticipo di questa salvezza, è già esso stesso la salvezza, seppure "in germe". Così, per fede, il credente sperimenta il paradiso fin da ora, in modo reale anche se misterioso.
 
« E proprio perché la cosa stessa è già presente, questa presenza di ciò che verrà crea anche certezza: questa "cosa" che deve venire non è ancora visibile nel mondo esterno (non "appare"), ma a causa del fatto che, come realtà iniziale e dinamica, la portiamo dentro di noi, nasce già ora una qualche percezione di essa. [...] " Avete preso parte alle sofferenze dei carcerati e avete accettato con gioia di essere spogliati delle vostre sostanze, sapendo di possedere beni migliori e più duraturi". [...] Questa nuova libertà, la consapevolezza della nuova "sostanza" che ci è stata donata, si è rivelata non solo nel martirio, in cui le persone si sono opposte allo strapotere dell'ideologia e dei suoi organi politici, e, mediante la loro morte, hanno rinnovato il mondo. Essa si è mostrata soprattutto nelle grandi rinunce a partire dai monaci dell'antichità fino a Francesco d'Assisi e alle persone del nostro tempo che, nei moderni Istituti e Movimenti religiosi, per amore di Cristo hanno lasciato tutto per portare agli uomini la fede e l'amore di Cristo, per aiutare le persone sofferenti nel corpo e nell'anima. Lì la nuova "sostanza" si è comprovata realmente come "sostanza", dalla speranza di queste persone toccate da Cristo è scaturita speranza per altri che vivevano nel buio e senza speranza. Lì si è dimostrato che questa nuova vita possiede veramente "sostanza" ed è una "sostanza" che suscita vita per gli altri. Per noi che guardiamo queste figure, questo loro agire e vivere è di fatto una "prova" che le cose future, la promessa di Cristo non è soltanto una realtà attesa, ma una vera presenza: Egli è veramente il "filosofo" e il "pastore" che ci indica che cosa è e dove sta la vita ». (Benedetto XVI, Spe Salvi)
postato da: bart1 alle ore 20:04 | link | commenti
categorie: cose di fede
sabato, 13 ottobre 2007

un vero miracolo

Una donna profondamente ferita viene a trovare Marija [Marija Pavlovic è una delle veggenti di Medjugorje] e le dice: "Vengo da te perchè non ho il coraggio di andare da un prete e non oso confessarmi. Ho abortito otto volte e ho paura che il prete si arrabbi con me e mi cacci dal confessionale. Ma penso che tu possa fare qualcosa, puoi chiedere alla Santa Vergine di aiutarmi. Non riesco più a dormire, sono depressa, ho tanti disturbi e soffro terribilmente. Tu capisci, mio marito era talmente contrario alla vita. Avevamo molti mezzi. Ma ora non posso più avere figli. Puoi confidare tutto questo alla Madonna?". Marija si è sempre mostrata attiva nel fare amare e proteggere la vita [...]. Ascolta quella donna con amore e la sera stessa la affida alla Vergine. Allora la Madonna ci ha sconvolto ancora una volta con la straordinaria speranza che sa infondere in noi suoi figli, soprattutto quando tutto sembra umanamente impossibile. Rispose a Marija: "Ora sarà lei a portare la vita per aiutare gli altri". La donna si riconciliò con Dio, si confessò e il suo cuore venne così trasformato che oggi testimonia con forza la guarigione di tutta se stessa, ottenuta per la misericordia di Dio. Ora prova una gran gioia di vivere e fa un grande bene; con la sua testimonianza ha già incoraggiato molte madri a tenere il bambino che aspettavano. È in questo modo che Maria desidera agire in ognuno di noi. Dalle nostre ferite di morte vuole fare delle fonti di vita! Se solo noi offriremo a Gesù tutto il male che ci si è accumulato dentro, Lui ci guarirà attraverso le Sue piaghe, eternamente gloriose.
(R. Laurentin, "Il segno dell'amore di Dio", Edizioni Segno, 1997 pp.149-150 ripreso in "Genocidio Censurato" pg.173 di Antonio Socci)

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categorie: segni nella storia
mercoledì, 10 ottobre 2007

credibile? quantomeno...

La buona novella cristiana consiste nell'annuncio della salvezza integrale dell’uomo: « Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti », e l’uomo che desidera il proprio bene non può trovare piena soddisfazione del proprio desiderio in altro che non sia ciò: un mito o una morale umana non potrebbero soddisfare questo desiderio, perché il bene non può essere disgiunto dalla verità: « Se i morti non risuscitano, mangiamo e beviamo, perché domani morremo [...] Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. [...] E perché anche noi siamo ogni momento in pericolo? [...] Se soltanto per fini umani ho lottato con le belve a Efeso, che utile ne ho? » (1Cor, 15)
 
La buona novella non è una riflessione filosofica o morale dell'uomo, ma è la testimonianza della rivelazione di Dio.
In primo luogo, è possibile che questo annuncio sia vero, dal momento che nulla è impossibile a Dio.
In secondo luogo, la rivelazione di Dio agli uomini non potrebbe non innestarsi su quelle prime verità conseguibili mediante il lume naturale dell'umana ragione a partire dall'osservazione della natura, che è la prima opera compiuta da Dio. Pertanto, non potendo il vero contraddire al vero, la coerenza della dottrina, sia interna che con le verità di ragione, è una condizione necessaria (non sufficiente) della sua credibilità, che rende falsificabile l'annuncio cristiano.
(Viceversa, da una prospettiva di fede, la rivelazione di Dio conferma alcune verità conoscibili con il lume naturale della ragione.)
In terzo luogo, la pretesa dell'annuncio cristiano è di non essere fondato su una certezza soggettiva dei fedeli, ma su fatti reali, storicamente accaduti; e questo costituisce un ulteriore elemento di verifica, ed eventualmente di falsificazione, del portato di tale annuncio.
postato da: bart1 alle ore 20:20 | link | commenti
categorie: cose di fede
sabato, 04 agosto 2007

La città di Dio

Frattanto Roma fu messa a ferro e fuoco con l’invasione dei Goti che militavano sotto il re Alarico; l’occupazione causò un’enorme sciagura. Gli adoratori dei molti falsi dèi, che con un appellativo in uso chiamiamo pagani tentarono di attribuire il disastro alla religione cristiana e cominciarono a insultare il Dio vero con maggiore acrimonia e insolenza del solito. Per questo motivo io, ardendo dello zelo della casa di Dio, ho stabilito di scrivere i libri de La città di Dio...

postato da: bart1 alle ore 18:59 | link | commenti
categorie: articoli e documenti